HOMO DEUS: a brief history of tomorrow

(Edizione italiana: Homo Deus: Breve storia del futuro. Milano: Bompiani)

HOMO DEUS

A Brief history of tomorrow

A un anno dall’inizio della pandemia da COVID- 19 che ha investito le nostre vite trasformandole come nient’altro è stato in grado di fare prima in un così breve lasso di tempo, abbiamo pensato di proporre per le nostre #INFILTRAZIONI questo testo dello storico israeliano Yuval Noah Harari.

PERCHÉ?

Nel 2015 Harari tentava di indurci ad una riflessione sul nostro FUTURO partendo da una presa di consapevolezza di quelle che erano le premesse che ci siamo costruiti nell’arco di molti secoli. Questo libro, che è il seguito di un altro Best seller, “Homo Sapiens”, parte dal tentativo di renderci consapevoli per immaginare quali scenari si prospettano per il FUTURO DELL’UMANITÀ.

Cosa che a noi richiama due questioni molto importanti, ovvero : DOVE SIAMO E DOVE STIAMO ANDANDO? E dunque: COME VOGLIAMO SITUARCI RISPETTO AL NOSTRO FUTURO?

Secondo l’autore Homo Sapiens è riuscito ad elevarsi rispetto alle altre specie animali e conquistare il mondo grazie alla sua capacità di tessere una rete intersoggettiva di significati. Sembra, tuttavia, che questo non sia bastato e non ci basti, dobbiamo bramare la conquista di altro. Cosa? e perché?

Per rispondere a queste domande l’autore ripercorre alcuni passaggi della storia evolutiva dell’umanità, che portano fuori in modo chiaro e disarmante un costante processo che, forse, per troppo tempo abbiamo trascurato.

L’essere umano è costantemente impegnato nel tentativo di vincere la morte, è alla continua ricerca della felicità, di nuove scoperte per migliorare la propria vita,  di continui successi da raggiungere e potere da conquistare. Perché non siamo in grado di fermarci? Harari esplicita quali opportunità e risorse ha portato tale atteggiamento umano, ma vuole anche invitarci a riflettere su quali possibili rischi stiamo correndo.

L’autore spiega come la Rivoluzione Agricola ha permesso l’espansione delle religioni teiste mentre la Rivoluzione Scientifica ha permesso la nascita delle religioni umaniste, in cui gli umani hanno intrapreso la scalata verso la condizione divina. Le religioni teiste permettevano all’’umanità di dare senso e significato al mondo chiedendole di rinunciare al potere che era divino. Nell’ epoca moderna l’umanità stringe un nuovo patto tramite il quale ottiene più potere “rinunciando alla fede in un grandioso piano cosmico che da senso al mondo”. Ottenere l’immortalità, l’eterna felicità e il potere divino è l’obiettivo dell’umanesimo liberale che “ha a lungo sacralizzato la vita e le emozioni degli esseri umani”. Harari ci dimostra come il tentativo di perseguire tali obiettivi nasconda in sé il pericolo di minare la stessa ideologia liberale ponendoci le seguenti domande: “Che cosa accadrà, allora, quando comprenderemo che i consumatori e gli elettori non compiono mai libere scelte, e quando avremo a disposizione la tecnologia necessaria per calcolare, progettare e vincere in astuzia i loro sentimenti? Se l’intero universo è appeso all’esperienza umana, che cosa accadrà quando l’esperienza umana diventerà solo uno dei tanti prodotti da progettare, senza alcuna differenza essenziale rispetto a qualsiasi altra merce sugli scaffali di un supermercato?”.

Muovendo dalle riflessioni dell’autore, ci siamo chieste come tradurle in un linguaggio sistemico che potesse aprirne di nuove.

Due sono le vie che abbiamo cercato di intraprendere: la prima è che tutto ciò ci riporta il pensiero ad un concetto che G. Bateson ha introdotto circa ottant’anni fa a seguito dei suoi studi in Nuova Guinea. La schismogenesi simmetrica. Senza entrare nel dettaglio di questo concetto, tanto caro e conosciuto dai Sistemici e per il quale rimandiamo il lettore alla teoria originale, ciò che ci sembra rilevante in questo contesto è che il concetto di schismogenesi richiama processi di cambiamento incontrollato. Ovvero processi di crescita che si rinforzano a vicenda e che, primo o poi, portano al collasso a meno che, come sottolinea Bateson, una “terza istanza” non subentri nel processo e modifichi le relazioni in atto. Il libro che abbiamo letto e vi invitiamo a leggere sembra portare fuori questo processo in maniera lucida e provocatoria.

Seguendo questo ragionamento arriviamo alla seconda questione, quale può essere per noi questa “terza istanza” di cui parla Bateson?

Forse potremmo ipotizzare che sarebbe utile aprire una riflessione sul dubbio: se invece che essere alla continua ricerca di spiegazioni che ci portino ad un qualche tipo di certezza su ciò che stiamo attraversando iniziassimo a porci delle domande, cosa succederebbe? Se cercassimo di abbandonare una visione deterministica e abbracciassimo una prospettiva “incerta”?

Il momento che stiamo attraversando ci facilita il compito. Dal marzo 2020 siamo stati tutti chiamati a sperimentare questo tipo di condizione “grazie” all’avvento della pandemia da COVID-19. Come questo si è riflesso sulle nostre vite e sul nostro modo di pensare al passato, al presente ma soprattutto al futuro?

Sicuramente non è stato facile pensare e comportarsi secondo modalità nuove e mai sperimentate, poiché i nostri pensieri e le nostre azioni sono vincolati alle ideologie e ai sistemi sociali contemporanei, nonché alla cultura e ai contesti in cui siamo immersi. Questo tradotto in linguaggio sistemico significa diventare consapevoli delle proprie premesse e dei propri pregiudizi cercando di trasformare i vincoli a cui siamo soggetti in possibilità. In ottica sistemico-dialogica ci permettiamo di fare un passaggio ulteriore: ci sembra che tutto ciò ci stia dando un invito ad accogliere la complessità non come qualcosa in cui mettere ordine e che ci spaventa ma come apertura di scenari possibili e creativi.

In conclusione Harari ci aiuta in questo processo riformulando sotto forma di domanda tre processi interconnessi cui dobbiamo volgere lo sguardo per guardare al nostro futuro in modo lungimirante e creativo.

Non vogliamo rovinarvi la sorpresa 😉

Valentina Crimella e Marina Gabrieli

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